Genitori felici, figli felici. Iniziamo da noi stessi

Quando un neonato stringe per la prima volta il dito del padre nel suo piccolo pugno, l’ha catturato per sempre.

G.J.G. Marquez

Ogni bambino nasce con delle risorse naturali ed innate volte all’adattamento e alla felicità, ha delle risorse che lo porteranno a muoversi nel mondo e ad avere successo nella vita, a intraprendere relazioni sociali significative.

Ogni bambino diventerà un adulto con determinate capacità e competenze che svilupperà nell’arco dell’esistenza. 

Ti è mai capitato di vedere un bambino che già a 5/6 anni sembra avere una predisposizione straordinaria al calcolo? Oppure a creare pensieri, temi, poesie? A disegnare? Alle relazioni con gli altri bambini?

O ancora, bambini che già da piccoli si dimostrano ottimi comunicatori, mostrano maggiore sensibilità o empatia. 

Ogni bambino è predisposto dalla nascita a sviluppare determinate abilità, e tutto ciò che lo circonda durante la crescita, lo porterà ad incrementare in modo significativo o meno queste tendenze.

Arriviamo dunque al punto, parlando non solo da psicoterapeuta, ma anche da genitore a voi genitori, cos’è che possiamo fare noi, per far sì che i nostri bambini possano sviluppare al meglio le proprie capacità mantenendo il presupposto che vivano felici? 

La prima regola è che perché io viva e ricerchi la felicità un giorno, da adulto, devo averla conosciuta prima, nel tempo passato della mia infanzia e adolescenza.

Per far sì che il nostro bambino sia felice un giorno, è importante che veda oggi noi felici. 

Vorrei proporre proprio questa prospettiva, al di là dei sacrosanti principi secondo cui il bambino deve essere chiaramente accudito e deve avere le cure, e insieme le regole, da parte del genitore, per poter crescere sereno. 

Il bambino si nutre dell’energia e della felicità del genitore, di conseguenza è fondamentale che quest’ultimo, oltre che adempire al proprio ruolo nei confronti del figlio, riconosca se stesso motivato e soddisfatto nel proprio ruolo di uomo/donna e maschio/femmina. 

In una dimensione eterosessuale il bambino svilupperà un modello maschile partendo da quello del padre, e la bambina un modello femminile partendo da quello che la madre manifesterà.

Ciò significa che il bambino e la bambina saranno felici se riconosceranno l’appagamento e la realizzazione dei genitori  relativamente alla dimensione affettivo-sentimentale, passionale-sessuale, lavorativa, della socializzazione, oltre che un buon rapporto con le proprie emozioni.

I bambini studiano i genitori perchè hanno bisogno naturalmente, intendo proprio “biologicamente”, anche di un modello comportamentale nel quale identificarsi per poter sopravvivere e vivere nel mondo, questo avviene nei piccoli del leone cosi come per gli umani.

Per i piccoli umani c’è anche la necessità di capire come cavarmela nel mio attuale, ma soprattutto futuro, ruolo di maschietto e femminuccia, in particolare nella relazione con l’altro sesso.

A questo punto la domanda è, come fa il genitore a realizzarsi nei ruoli sopra descritti e cosa vuol dire tutto questo per il figlio? 

Innanzitutto c’è da introdurre una distinzione, tra genitore che può essere visto e riconosciuto nei due diversi ruoli di: uomo/donna e maschio/femmina.

Il bambino valuterà come coerenti i propri genitori, nel ruolo di uomo e donna, nel momento in cui questi si dimostreranno responsabili e affidabili nei confronti dei doveri sociali, come per esempio il lavoro e le relazioni significative con gli altri, oltre che naturalmente nell’accudimento di lui stesso,

Diverso è il riconoscimento della felicità dei genitori nel proprio ruolo di maschio e femmina.

In questo senso la felicità di un adulto si realizza nel seguire il proprio istinto, con un pizzico di audacia e trasgressione, nelle conquiste della vita, ma anche all’interno della relazione di coppia in un aspetto maturo ma anche insieme un po’ edonistico.

Da questa prospettiva per la metà del mondo, è più difficile apparire realizzati, cioè capaci di perseguire i propri sogni, in piena libertà e in pace con la propria coscienza, proprio nei ruoli di maschio e femmina.

L’immagine del marito con canottiera, pancione e birra a guardare la televisione, molto più preoccupato che vinca la squadra del cuore che di essere seduttivo con la propria compagna, fa il paio con la moglie, attenta solo ad adempiere al ruolo di madre iperprotettiva, acconciata con una pettinatura improbabile e vestita con un pigiamone anti-maschio.

Sono proprio questi presupposti “arcaici” che portano l’uomo e la donna a essere demotivati alla continua conquista dell’altro e parallelamente dei propri sogni.

Perchè i genitori diventano spesso disinteressati a mantenere una complicità di coppia e divenire, invece, “figliocentici”?. 

Lo spiega ben il collega di successo a livello internazionale, Andrew G. Marshall, […i genitori si sentono inadeguati, imperfetti, hanno persino paura di non piacere ai propri figli…tutta la vita familiare finisce a girare attorno loro, che scelgono cosa si mangia, dove si va, quando si dorme.]

I figli non devono avere un ruolo predominante ed esclusivo nella famiglia perché metterli davanti a tutto è deleterio non solo per la vita di coppia ma anche per i bambini stessi, destinati a crescere viziati e incapaci di affrontare le difficoltà della vita adulta.

Proprio per questo è fondamentale continuare a valorizzarsi sia all’interno che fuori dalla coppia,

altrimenti i figli vedranno una femmina e un maschio, dietro ai propri genitori, non felici di manifestarsi in quanto tali, oppure spesso motivati sì, ma dalla possibile conquista di un’altra persona fuori dalla famiglia.

Se questo porterà un genitore a lasciare il proprio partner, perché ragionevolmente tutto porta a questa inevitabile scelta, e la cosa viene fatta in modo maturo, il figlio capirà e non ci saranno problemi.

Nel caso invece il genitore “lasciato” si dimostri frustrato e incapace di reagire nella sua dignità di donna-femmina o di uomo-maschio, il figlio, se dello stesso sesso, potrà vivere la paura di aver ereditato difetti e vizi comportamentali che potranno portare lui stesso a fallire in amore; nel caso il genitore sofferente sia di sia sesso opposto, ci sarà il rischio di vivere una vita con la paura di innamorarsi un giorno di un partner altrettanto frustrato e tipicamente nel ruolo di vittima.

Abbiamo invece adulti, dotati di una buona autostima, che pur essendo responsabilmente presenti e attenti nel ruolo di genitori, mantengono una sana relazione di coppia, appagante e rigenerante allo stesso tempo. 

Ecco allora lo studio strategico dei nonni disponibili, di una babysitter, di altri genitori con i quali scambiare poi la cortesia, allertati per quel weekend o quella semplice, ma costante, cenetta, dove i figli vedranno un padre e una madre, brillare di luce propria come persone, come maschio e femmina, e di una luce ancora più grande accesa dall’intesa come coppia.

Quasi tutte le scuole di pensiero in psicologia sono concordi col dire che dare l’esempio di una relazione di coppia sana, complice e felice ai nostri figli, possa aiutarli nei loro rapporti futuri. 

Così, i nostri ragazzi capiscono come trattare la loro futura metà (e cosa aspettarsi in cambio), semplicemente osservando il primo esempio di relazione che hanno davanti.

Ne è convinta la blogger e mamma Amber Dothy, ripresa su varie riviste, quando scrive che vivere in una casa dove i genitori si amano e si stimano sia la chiave per una crescita sana. […salvo rare eccezioni, non troverete mai i nostri figli a letto con noi. Se possiamo permetterci solo una vacanza all’anno, ci andiamo da soli e non ci sentiamo in colpa nel chiedere l’aiuto della famiglia quando vogliamo una sera tutta per noi, dove parlare di tutto tranne che di bambini.]

Anche la scrittrice Ayelet Waldman, dalle colonne del New York Times, è d’accordo con questa tesi, e ribadisce che il problema sarebbe la tendenza di molte donne a seppellire le proprie frustrazioni e il proprio malcontento, per apparire agli altri come madri senza difetti, responsabili e sempre innamorate dei propri figli.

Per concludere possiamo quindi affermare che i testi con i  consigli su come interagire con i figli vanno bene parallelamente, o ancora meglio, dopo essersi ascoltati e orientati all’appagamento delle proprie esigenze come persone e come coppia.

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