Approfondimenti

“Se scappo dai miei fantasmi, mi inseguiranno, se li evoco apposta, PUFF… Svaniranno!”

PRONTO SOCCORSO EMOTIVO, FACILE E PER TUTTI.

A tutti capitano,nella vita quotidiana, piccoli o grandi incidenti che comportano inaspettati e dolorosi disagi fisici: botte, contusioni, ferite…

Chiunque ha la possibilità di attingere a rimedi di pronto soccorso, come il disinfettante, il ghiaccio spray o altro, non a caso,in ufficio e in auto, è d’obbligo la presenza di una valigetta di pronto soccorso.

Bene, allo stesso modo, tutti noi andiamo incontro a “incidenti emotivi”,quando c’è un improvviso momento di paura o ansia, prima di agire, verso qualcuno o qualcosa.

Quando siamo vittime di queste sofferenze non previste, che non riusciamo a controllare, se abbiamo il tempo e i mezzi necessari per farlo,possiamo rivolgerci a uno specialista, nel caso contrario, è opportuno sapere come auto gestirci

Per prima cosa, secondo il problem solving strategico, dobbiamo sapere, non cosa fare, ma cosa non fare, in altri termini bloccare le “tentate soluzioni”che hanno funzionato in passato per ridurre la sofferenza, ma che oggi, rivelandosi non piu efficaci, sono le responsabili del problema.

Esempio: una giovane donna si sveglia la mattina con un attacco d’ansia: deve affrontare un colloquio sul lavoro e teme non solo di non farcela, ma anche di fare una figuraccia non esprimendosi correttamente. 

Telefona subito ad una cara amica per sfogarsi dell’ agitazione e della paura, quante volte, essere rincuorata, in altre situazioni, l’ha aiutata!

Questa volta però, mentre ne parla, se all’inizio il sintomo si allevia un pò, poco dopo, chiusa la telefonata, la sofferenza è ritornata ed è ancora maggiore. Questo perchè la tentata soluzione dello sfogarsi relativamente di una paura, molto spesso la amplifica, visto che vengono richiamati e “risentiti” i dettagli del sintomo mentre ne parliamo e visto che siamo costretti a dichiarare la nostra incapacità a uscirne.   

Vediamo allora cosa avrebbe dovuto fare la nostra amica e cosa fare noi stessi quando ci capitano ansie, paure o agitazione, prima di un evento, un colloquio o un incontro.

  1. Se ci stiamo sfogando con qualcuno, e la mossa non funziona, interrompere questo comportamento e adottare la cosiddetta tecnica dell: ”congiura del silenzio”, non si parla del problema, ma di altro.
  2. Se stiamo pensando di evitare la situazione ansiogena, ricordiamo che:  “Ogni evitamento costruisce un evitamento ancora più grande”, perchè conferma la forza di un sintomo, che magari era solo un accenno di disagio, e conferma anche la nostra impotenza e incapacità a superarlo. Quindi: “Evitare di evitare”
  3. Se il distrarci o ridimensionare, ragionando, la tensione, non produce effetti, verrà in mostro aiuto la cosiddetta: “arte del paradosso mentale” un modello scientifico, estremamente efficace ed efficiente per la risoluzione strategica dei problemi umani, che comprende la tecnica scoperta e denominata da Giorgio Nardone: “Peggiore fantasia”. Dovremo ritagliarci un tempo definito, tutto per noi, che potrà essere mezz’ora , quindici minuti o quanto posssiamo, in una stanza dove non ci disturbino e a quel punto provocarci volontariamente tutte le peggiori fantasie relative al nostro disagio emotivo, amplificandole volontariamente. Questa è una metodologia fondamentale che tutti dovrebbero conoscere, perché nessuno mai ci ha insegnato che “Se scappo dai miei fantasmi, questi mi inseguiranno, se lì evcoco apposta, fino a toccarli con un dito, questi, PUF, svaniranno!”
  4. Giunti nel contesto temuto,faremo un’auto valutazione della nostra ansia prima di esporci al colloquio individuale o pubblico, se in una scala da zero a dieci, risulteremo sotto il cinque potremo procedere, in caso contrario,adotteremo lo stratagemma mentale e relazionale: “Denuncia del perturbante segreto”. In pratica dichiareremo apertamente ciò che normalmente nasconderemmo (il fatto di arrossire, balbettare, dimenticare parole…) più o meno così: “Gent. Sign. Rossi (o gentili ascoltatori)so che mi capirà/capirete, se mi succerà di…(dichiareremo il nostro disagio soggettivo specifico che temiamo si manifesti, voglio dirvi che ciò mi capita quando ci tengo veramente tanto a una cosa e quando ci metto tantissima passione…”.

Oltre ad annullarsi o ridursi drasticamente ciò che invece si alimentava, tenendolo nascosto, ci saranno con l’approccio opposto sopra descritto, altri due vantaggi nella relazione con chi ci sta di fronte: visto che almeno il cinquanta per cento della popolazione accusa ansie e paure in situazioni sociali, uguali o simili alla nostra, con tutti costoro ci sarà empatia immediata, empatia che non è detto si sarebbe creata prima; per quanto riguarda l’altra metà degli ascoltatori, prendendo atto che l’eloquio (grazie allo stratagemma mentale)scorrerà liberamente, penseranno di avere davanti un’abile, sensibile e umana comunicatrice, capace di colorare il normale parlare con le tonalità delle proprie emozioni!

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